mercoledì 5 novembre 2008

Voglio diventare grande, voglio diventare grande!


Da grande, cioè fra poco..o fra molto, che ai tempi d'oggi non ci si capisce tanto. Comunque, dicevo.
Da grande.
Da grande mi vedo...mi vedo non sò bene in che città. Mi piacerebbe restare a Roma, quale romano vorrebbe lasciare una città che tutto il mondo ci invidia?
Ma d'altronde i tempi sono quelli che sono e domani le necessità potrebbero far sì che io me ne vada, chessò, in Olanda. O in Inghilterra. O in Belgio, perchè no. Insomma, da qualche parte dove sia possibile campare in modo decente. D'altronde si sà, il sole, la pizza e la gente che sorride (ormai neanche più tanto) non è che ci danno di che vivere.
E allora penso alle alternative.
E pensando mi vedo in una città, non sò quale, ma una città carina, con bella gente e brutta gente, con sole un pò sì e un pò no, purchè sia in un Paese migliore, magari proprio l'Italia di domani. Chissà.
E in questa città io abiterei in una bella casetta. Un'appartamento modesto, colorato, arioso, con tante finestre e magari un balconcino. O un giardinetto. Ma bastava già il balconcino.
La cucina la immagino di legno scuro e piastrelline verdi, stile Nonna Papera, con un davanzale adornato da vasi di piante aromatiche e in giro tante padelle, scodelle, vasetti di spezie, porta-qualsiasi cosa, trita-tutto, dei colori più svariati. Nella mia cucina ci vedo anche una bella bottiglia di vino con un bicchiere mezzo pieno (o mezzo vuoto, fate voi), sempre pronto per l'uso. E un posacenere con un mozzicone di sigaretta, testimone delle pause tra una mescolatina e l'altra.
Il salone lo immagino caldo, con un divano grande e comodo di quelli che ci affondi dentro, con mille cuscini soffici e i puff per poggiare i piedi (adoro poggiare i piedi). Il tavolino e le poltroncine le vorrei di bambù, con suppellettili di legno e candele profumate sparse per la casa. E scaffali pieni di libri e DVD, non solo quelli preferiti, ma molti ancora da leggere e guardare.
E poi ci vedo anche un angolo con cuscini e un tappeto gigante per terra, tipo harem.
E un paio di cani o gatti, o entrambi, che mi facciano compagnia mentre guardo la tv con la mia copertina trapuntata in patchwork.
Il bagno invece non me lo immagino, il balcone lo intravedo (e comunque è intercambiabile con un ipotetico giardinetto), la camera da letto non saprei, ma comunque non deve mancare un armadio pieno di vestiti, scarpe e accessori. Modesta sì, ma mica scema!
E poi ci vedo un uomo, il mio, sul letto. Eh eh. Possibilmente non in calzini di filo bianchi e telecomando in mano, anche se sò che chiederei troppo, soprattutto in merito all'ultimo punto. Perchè, ahimè, l'uomo te lo sposi con telecomando incluso nel prezzo (e se ti dice proprio male, anche col joystick).

"Vuoi tu X sposare la qui presente Ylenia con la Y?"
"Sì"
"La accendiamo?".

L'amore, una questione di on/off.

Comunque, dicevo.
Da grande, non sò quando, mi ci vedo in questa casa.
Non saprei bene se grassa o magra. Sicuramente non sottopeso, sarebbe impossibile. Più probabile l'ipotesi di obesità, dato che finora ho descritto solo scene in cui cucino o sto sbracata sul divano a bere vino accarezzando gatti. Ad ogni modo, sò già che qualsiasi età io abbia e qualunque sia il mio peso, il mio sport serale preferito sarà chiedere al malcapitato Lui se sono ingrassata, pretendendo comunque una risposta negativa, e passare in rassegna davanti allo specchio i miei cuscinetti di grasso continuando a ripetermi che non è cellulite, ma ritenzione idrica.
Ah, la ritenzione idrica.
E poi da grande mi ci vedo con una bella bicicletta. Una leggera, colorata (non di rosa, odio il rosa!), con cestino e decorazioni inutili ovunque. Ecco, ho questa immagine di me: sorridente sotto il sole, la domenica mattina prendo la mia bici e me ne vado al mercato a comprare i fiori, per poi tornare a casa con una bella piantina di rosmarino e un mazzo di margherite colorate...e tre buste della spesa, una maglietta nuova, un regalo per la vicina che ha fatto il compleanno, un CD di musica new age e un nuovo mascara, il tutto caricato su un taxi, insieme a me e la bicicletta.
E poi, mi immagino nel mio negozio. Sì, perchè le cose che mi piacciono di più sono stare con la gente e comandare. E farmi gli affari altrui.
Allora ho immaginato un lavoro che concilii un pò tutto, e mi permetta di stare a contatto con tante persone in un posto che sia mio e dove chiunque può fare quel che vuole a patto che a me stia bene. Quindi perchè non possedere un locale?
Ma non uno qualsiasi, io vorrei lavorare in una cioccolateria.
Sì, proprio come la Binoche in "Chocolat". Senza troppe pretese, ovvio.
Johnny Depp in tenuta gitana ed espressione del tipo "Donna, scappiamo con la mia roulotte e questa notte ti farò ripetutamente mia" lo lascio ai sogni proibiti, che anche quelli non devono mancare. Dio mi perdoni, perchè ho molto peccato in pensieri impuri.
Dicevo? Ah, si, la cioccolateria.
Mi ci vedo con la divisa da cioccolataia un pò materna un pò sexy, lo smalto color ciliegia e lo sguardo ammiccante, vendere cioccolatini al peperoncino per dare vigore alla vita sessuale delle coppiette della città. E farmi i cazzi di tutti.
Sì, in alternativa avrei potuto immaginare una rivista di gossip regionale, ma sarebbe stata inconciliabile con il cioccolato. Mettere bon bon al cacao come inserti del giornale? Naaa. Meglio la porno-cioccolataia serva.
Mi ci vedo a gironzolare canticchiante tra fiumi di latte e cacao, fare intrugli con spezie ed erbe misteriose (anche illegali), creare sculture di cioccolato come Demi Muur e Patrik Sciueizii (?) facevano con l'argilla in "Ghost", e poi fare all'amore con il mio Lui (quello col telecomando incorporato), tra montagne di zenzero e cannella.
E magari ogni tanto vendere anche qualche cioccolatino.
Ah, che vita sarebbe.
In alternativa avrei pensato alla "frapperia", un neologismo coniato da me appositamente per designare uno dei miei possibili impieghi.
Infatti, nel caso in cui la cioccolateria fosse troppo sputtanata (o fallisse, mentre mi trastullo tutto il giorno in giochini erotici con l'uomo-telecomando), ho già pensato ad un negozietto in cui vendere solo frappè di mille gusti, frappè che nessun altro ha mai neanche lontanamente immaginato.
Tipo il "MI PIACE PICANTO" al cioccolato fondente, pere e peperoncino, o lo "STASERA MI FACCIO MALE" con fragola, mascarpone e panna.
Il locale potrei chiamarlo SOLOFRAPPE' e mi divertirei un mondo a a inventare gadget personalizzati, tipo la sedia a forma di cucchiaino, stile Signora Milù, o il cartello "Torno subito" che in tal caso diverrebbe "A frappè".

Sì, non c'è che dire, da grande avrò proprio una bella vita.

Per ora mi accontento di fare l'assistente di produzione per 160 euro al mese, la laureanda part-time e la frequentatrice sfaticata di palestre.
Oltre che la cuoca a tempo perso e la scrittrice di blog nei pochi momenti liberi.

E intanto mi impegno a diventare grande il prima possibile, a cominciare da domani.
26 anni, e non ci pensiamo più.

2 commenti:

RK ha detto...

ti auguro di aprire frapperia e sopratutto di arredarti in modo kitch la tua fantastica caseta con balconcino \giardinetto...
p.s. io sono un bravo cuoco, se ti serve un assistente in guepierre e giarrettiere per la sexy-cioccolateria io sono diponibile.

Y. ha detto...

Dici che sarebbe kitch? Eh eh, forse un pò sì. Ma mi piace, perchè no.