NB: il "che vi siete persi" non è inteso tipo "in queste due settimane ho fatto cose fantastiche, alla faccia vostra", ma ha solo l'intenzione di annunciare il resoconto delle mie vacanze (con rientro annesso), per raccontarvi ciò che è successo mentre eravate tutti intenti a girovagare per la Penisola e oltre.
Dunque, vediamo in breve che cosa vi siete persi, per l'appunto...
1 - La settimana in Sicilia. Diciamo che il voto di questa vacanza si aggira intorno al 7. Buon cibo, tanto sole, poche spese, bella compagnia. Il problema è che ci sono stati un paio di notevoli inconvenienti che, ahimè, ai fini della valutazione pesano, e non poco . Il primo è che il quinto giorno mi è venuta un'otite fulminante con 39.6 di febbre, il che comporta varie gite "fuori programma" alla guardia medica di Sant'Alessio e in tutte le farmacie di Santa Teresa e dintorni. Che poi, di tutti 'sti santi mi avesse aiutato uno, ma vabbè.
Fattostà che sono ancora mezza malandata e vivo in simbiosi con il mio aerosol ("Dai, stasera andiamo tutti da Ylenia a farci una dose di Flumicil!").
Secondo inconveniente è stato l'arrivo di una ex collega dell'amico che ci ha ospitati.
36enne fresca di divorzio con tanto di corna ripetutamente subìte, è arrivata il giorno di Ferragosto verso le 11 e da quel momento non ha mai smesso di parlare. Che abbia qualcosa a che fare con la mia otite?
Per fortuna dopo un paio di giorni siamo riusciti a trovare un ragazzo con cui accoppiarla, il quale, in cambio di qualche strusciatina, si è sorbito al posto nostro tutti i suoi monologhi.
Era uno spettacolo esilarante osservarli in spiaggia: lei, civettuola, parlava di sesso, ex mariti e amanti senza mai prendere fiato, nè attendere repliche; lui annuiva sempre, fingendosi interessato, mentre in realtà credo fosse in una specie di trance autoindotta, e che nel suo cervello scorressero solo immagini di tette al vento e pomiciate lesbiche.
Ad ogni modo tutto fà scuola, e anche questa vacanza è archiviata, con le sue note dolci e amare(di medicina).
2 - Il rientro. Possiamo dire che è stato più positivo del previsto. Innanzitutto appena giunta sul suolo romano l'orecchio ha miracolosamente iniziato guarire e ho finalmente abbandonato gli antidolorifici. Ma la cosa più fica è stata che i miei genitori non c'erano e tutt'ora sono a casa da sola fino al 2 settembre. Cioè, non proprio sola sola.
Sto facendo le prove di convivenza, diciamo.
E, signore mie, posso pure affermare con una certa spavalderia che è andato e sta andando tutto liscio, contrariamente a ogni mia previsione del tipo "mi lascia sola ad Agosto a farmi mangiare dai vermi" oppure "dopo due giorni ci prendiamo a legnate sulle gengive".
MA ANCHE NO.
Siamo stati bravi, invece, e abbiamo trovato un buon equilibrio.
Io cucino, Lui prepara sigarette. Io lavo i piatti, Lui mi dà i bacetti sul collo. Io metto sù il caffè, Lui mischia le carte per giocare a Uno.
Pensate, è passata già una settimana e ancora ci chiamamiamo "Amore" (es. Lui: "Amore, mi porti un bicchiere d'acqua? E una fetta di pane e Nutella? E l'accendino, grazie." / Lei: "Chi è che ti telefona a quest'ora di notte, Amore?!?").
Comunque tutto è bene quel che finisce bene e presto torneremo ognuno a casa sua, con un pò di malinconia, sì, ma anche contenti di non avere nessuno che ti sveglia alle 3 di notte mettendoti la mano nell'acqua bollente o fingendo che ci sia un ladro in bagno.
3 - Il nuovo lavoro. Forse non tutti eravate aggiornati da questo punto di vista, comunque la storia è che la sottoscritta il 26 agosto doveva iniziare a lavorare nel reparto Marketing di una piccola società di produzione televisiva.
Dico "doveva" perchè credo che il mio sia il caso di autolicenziamento più veloce nella storia dell'impiego privato: ho resistito per ben 2h e 10min, dopodichè sono scappata, senza lasciare tracce.
Il motivo ve lo spiego poi bene in separata sede, ma il succo è che la peggio gente me la sono andata a capare io. Uffi uffi.
Tutto questo per dirvi che sono di nuovo scannata e a piede libero, perciò qualsiasi lavoro, e ripeto QUALSIASI, è ben accetto. Dico sul serio.
Accattatevill'.
Bè, credo che a questo punto l'aggiornamento sia finito, anche perchè avevo iniziato con "in breve" ed è più di un'ora che sto scrivendo.
Vado a pranzo, và.
Alla prossima vacanza...MA ANCHE NO!
giovedì 28 agosto 2008
sabato 9 agosto 2008
Basta che sia pasta
Si inaugura oggi la rubrica "Incontri culinari del 3° tipo".
Una raccolta di ricette che solo i palati più originali (e folli?) potranno apprezzare e divulgare.
Troverete pietanze introvabili, darete vita a miscugli irripetibili.
Tra fornelli e cucchiarelle vi sentirete i nuovi Mago Merlino.
Siete pronti? Siete caldi?
Oggi si inizia alla grande, con ben 2 ricette!
(1) PENNETTE RUSTICHELLE
Difficoltà
@ (se le lenticchie, come nel mio caso, ve le ha bollite già mamma)
@@ (se ve le dovete bollire voi)
(Legenda: facile facile @, abbastanza facile @@, così così @@@, io non ci ho manco provato @@@@)
Ingredienti per 4 persone
Pennette (o qualsiasi pasta volete basta che sia corta e rigata)
Lenticchie (fatte bollire in precedenza con una gambo di sedano e una cipolla), 100gr
Melanzana, una piccola
Zucchine, due grandi (o tre piccole)
Vino bianco, un bicchiere (poi dipende...se siete sole e tristi, versatevene anche qualcuno per voi)
Un rametto di rosmarino
Cipolla
Olio d'oliva
Sale
Pecorino a piacere
+ un frullatore
Preparazione
Tagliate melanzane e zucchine a dadini, dopodichè mettetele in una padella dove prima avrete fatto soffriggere leggermente la cipolla.
Salate e fatele sfumare con un bicchiere di vino bianco appena si asciuga l'olio.
Quando si asciuga il vino aggiungete un pò d'acqua e così via fino a cottura ultimata.
Poi frullate le lenticchie con un pò dell'acqua ottenuta dalla bollitura (compreso il sedano e la cipolla), sale, olio, rosmarino e un pizzico di pecorino.
Cuocete la pasta (io la consiglio al dente), scolatela, versatela nella padella con le melanzane e le zucchine, mantecate aggiungendo la salsa di lenticchie e il gioco è fatto.
Non resta che mettere nei piatti e aggiungere pecorino a volontà.
(2) PASTA GRATINATA "SOLOMELANZANE"
Melanzane, tre, di tipo lungo e nero (donne, non fate strane congetture)
Penne rigate, 500gr
Parmigiano grattugiato
Alcune fette di formaggio, tipo Galbanino
Vino bianco, un bicchiere (idem come prima)
Aglio
Erba cipollina
Sale
Olio d'oliva
+ il solito immancabile frullatore
+ una pirofila di media grandezza
Preparazione
Tagliate le melanzane a dadini e fatele cuocere in una padella in cui avrete precedentemente fatto soffriggere due spicchi d'aglio; aggiungete sale e erba cipollina.
Cuocetele con lo stesso procedimento della ricetta precedente.
A cottura ultimata, frullate 2/3 delle melanzane, aggiungendoci un pò di olio a crudo se vi sembra che il composto risulti troppo asciutto (importante: tritate anche i 2 spicchi di aglio, o al limite buttateli).
Cuocete la pasta molto al dente e conditela con metà della crema ottenuta, mischiando il tutto con una manciata di parmigiano e con il formaggio Galbanino tagliato a pezzettini.
Ora disponete tutto nella pirofila nel seguente ordine:
- uno strato con metà della pasta
- uno strato di parmigiano
- uno strato composto dalle melanzane non frullate (il famoso 1/3 avanzato da prima..l'avevate dimenticato, eh?)
- un altro strato con la pasta rimanente
- uno strato della crema di melanzane avanzata (la metà che vi eravate messe da parte prima...un punto in meno alle più disattente!)
- uno strato di parmigiano
A questo punto mettete tutto in forno preriscaldato a 200° e cuocetelo per circa 20 minuti, o comunque finchè non si farà la crosticina invitante sopra.
E il pranzo è servito!
Al prossimo incontro, amiche dei fornelli!
E buone vacanze a tutti.
Una raccolta di ricette che solo i palati più originali (e folli?) potranno apprezzare e divulgare.
Troverete pietanze introvabili, darete vita a miscugli irripetibili.
Tra fornelli e cucchiarelle vi sentirete i nuovi Mago Merlino.
Siete pronti? Siete caldi?
Oggi si inizia alla grande, con ben 2 ricette!
(1) PENNETTE RUSTICHELLE
Difficoltà
@ (se le lenticchie, come nel mio caso, ve le ha bollite già mamma)
@@ (se ve le dovete bollire voi)
(Legenda: facile facile @, abbastanza facile @@, così così @@@, io non ci ho manco provato @@@@)
Ingredienti per 4 persone
Pennette (o qualsiasi pasta volete basta che sia corta e rigata)
Lenticchie (fatte bollire in precedenza con una gambo di sedano e una cipolla), 100gr
Melanzana, una piccola
Zucchine, due grandi (o tre piccole)
Vino bianco, un bicchiere (poi dipende...se siete sole e tristi, versatevene anche qualcuno per voi)
Un rametto di rosmarino
Cipolla
Olio d'oliva
Sale
Pecorino a piacere
+ un frullatore
Preparazione
Tagliate melanzane e zucchine a dadini, dopodichè mettetele in una padella dove prima avrete fatto soffriggere leggermente la cipolla.
Salate e fatele sfumare con un bicchiere di vino bianco appena si asciuga l'olio.
Quando si asciuga il vino aggiungete un pò d'acqua e così via fino a cottura ultimata.
Poi frullate le lenticchie con un pò dell'acqua ottenuta dalla bollitura (compreso il sedano e la cipolla), sale, olio, rosmarino e un pizzico di pecorino.
Cuocete la pasta (io la consiglio al dente), scolatela, versatela nella padella con le melanzane e le zucchine, mantecate aggiungendo la salsa di lenticchie e il gioco è fatto.
Non resta che mettere nei piatti e aggiungere pecorino a volontà.
(2) PASTA GRATINATA "SOLOMELANZANE"
Difficoltà
@@ (il forno può nascondere mille insidie per i meno esperti)
Melanzane, tre, di tipo lungo e nero (donne, non fate strane congetture)
Penne rigate, 500gr
Parmigiano grattugiato
Alcune fette di formaggio, tipo Galbanino
Vino bianco, un bicchiere (idem come prima)
Aglio
Erba cipollina
Sale
Olio d'oliva
+ il solito immancabile frullatore
+ una pirofila di media grandezza
Preparazione
Tagliate le melanzane a dadini e fatele cuocere in una padella in cui avrete precedentemente fatto soffriggere due spicchi d'aglio; aggiungete sale e erba cipollina.
Cuocetele con lo stesso procedimento della ricetta precedente.
A cottura ultimata, frullate 2/3 delle melanzane, aggiungendoci un pò di olio a crudo se vi sembra che il composto risulti troppo asciutto (importante: tritate anche i 2 spicchi di aglio, o al limite buttateli).
Cuocete la pasta molto al dente e conditela con metà della crema ottenuta, mischiando il tutto con una manciata di parmigiano e con il formaggio Galbanino tagliato a pezzettini.
Ora disponete tutto nella pirofila nel seguente ordine:
- uno strato con metà della pasta
- uno strato di parmigiano
- uno strato composto dalle melanzane non frullate (il famoso 1/3 avanzato da prima..l'avevate dimenticato, eh?)
- un altro strato con la pasta rimanente
- uno strato della crema di melanzane avanzata (la metà che vi eravate messe da parte prima...un punto in meno alle più disattente!)
- uno strato di parmigiano
A questo punto mettete tutto in forno preriscaldato a 200° e cuocetelo per circa 20 minuti, o comunque finchè non si farà la crosticina invitante sopra.
E il pranzo è servito!
Al prossimo incontro, amiche dei fornelli!
E buone vacanze a tutti.
giovedì 31 luglio 2008
Là dove finiscono le fiction...
...ecco a voi il seguito di THE TUDORS, in onda fino ad oggi ogni giovedì su canale 5.
La storia per scelte di regia si ferma stasera con la scissione tra chiesa cattolica e anglicana, tralasciando tutte le avventure (e sfighe) matrimoniali che Enrico VIII avrà negli anni a seguire.
Pertanto vi "copioincollo" un mio post abbastanza recente che tratta a mò di favoletta e per intero proprio la fantastica biografia del monarca inglese.
Che, senza invenzioni nè artefici, a Ridge, Brooke e compagnia bella gli fà un baffo.
C'era una volta un Re. Non era bello, ma piaceva molto alle donne.
Il suo nome era Enrico Ottavo (Enrico di nome, Ottavo di cognome).
Quando aveva solo 18 anni suo padrè morì e lui si trovò a governare l'Inghilterra da solo in giovane età.
A questo punto, al nuovo Re serviva una Regina.
Fu così che per far restare tutto in famiglia, Enrico pensò bene di chiedere in sposa la vedova di suo fratello, Caterina D'Aragona, la quale dovette giurare di non aver mai avuto rapporti intimi con il precedente marito (Enrico era un tipo piuttosto permaloso).
La ragazza era spagnola, molto religiosa, ma anche lei non proprio bellissima.
Come si dice, Dio li fa e poi li accoppia.
Enrico e Caterina desideravano molto un figlio maschio, ma per quanto ci provassero e riprovassero, riuscirono solo ad avere una femminuccia, Maria, mentre altri sei bambini nacquero morti.
Quando Caterina divenne troppo vecchia per fare ancora figli, Enrico Ottavo iniziò a divertirsi con altre donne.
La prima fù la dama di corte Maria Bolena. Da questa ebbe un figlio che Enrico non riconobbe, così la ragazza e il bambino furono rispediti in campagna.
Ma siccome Enrico aveva bisogno di un maschio da far salire al trono quando lui sarebbe morto, era necessario che si sbarazzasse della povera Caterina e sposasse un'altra donna.
Decise che questa donna sarebbe stata la giovane e bella sorella di Maria, Anna Bolena.
Ora, il problema è che a quei tempi non esisteva il divorzio, men che meno per un Re, pertanto il furbo Enrico dovette trovare una scusa per far annullare il suo matrimonio.
Dapprima fece processare Caterina dicendo che aveva mentito e che aveva consumato il matrimonio con il fratello morto.
No, non la fece indagare per necrofilia; intendo dire che il matrimonio l'avevano consumato quando il fratello era ancora vivo, ma che poi è morto. Vabbè, continuiamo.
I giudici però la assolsero da questo reato, e allora, siccome Enrico era il Re e il Re può fare tutto quello che gli pare, decise di sposare Anna in segreto e di annullare il matrimonio con Caterina senza sè e senza ma, ricevendo per questo la scomunica dal Papa. E' proprio vero che un pelo di fica tira più di un carro di buoi (anche se il carro è guidato da Sua Santità).
Così, detto fatto, anche Caterina fà i bagagli e se ne và fuori città insieme alla figlioletta.
A questo punto il Re ha il via libera per iniziare a fare porcherie con Anna Bolena, che infatti presto rimane incinta (se non capite il nesso porcherie-gravidanza, andate su Wikipedia alla voce "Cicogna").
Come tutti saprete, nel Cinquecento non c'era l'ecografia, così i due sposi passarono 9 mesi sperando che si trattasse di un maschietto. E invece nacque Elisabetta Prima (Elisabetta di nome, Prima di cognome; sì, in teoria avrebbe dovuto chiamarsi Elisabetta Ottavo, ma il padre non le voleva tanto bene perchè era femmina e le cambiò cognome).
Allora la povera Anna dovette riprovarci ancora e ancora, ma ogni volta il bambino maschio nasceva morto.
A questo punto a Re Enrico arrivarono alcune segnalazioni (un pò come succede oggi a "Uomini e Donne"), che gli rivelarono che la moglie tra un parto e l'altro si trastullava con vari giovanotti, tra cui anche suo fratello. Pare però che le malelingue dicessero il falso e la donna si dichiarò sempre innocente. "Sono una donna, non sono una santa..ma neanche una zoccola", urlava dimenandosi per i corridoi del palazzo mentre la portavano in cella.
Ma ciò non servì a nulla perchè Enrico Ottavo, che oltre ad essere permaloso era pure molto irascibile, ce la ebbe a morte lei, e infatti le fece tagliare la testa con l'accusa di stegoneria, adulterio e incesto, ovviamente dopo aver annullato il loro matrimonio. Roba che in Italia sarebbe diventata la Regina di tutte riviste gossip.
Quello che si dice: essere nel posto sbagliato al momento sbagliato.
A questo punto Enrico, che già da tempo si intratteneva con la dama Jane Seymour, decise di sposarla il giorno dopo. E subito ci si mise d'impegno anche con lei.
E si impegnarono così tanto che finalmente nacque un bambino, Edoardo, ma la povera Jane morì stremata dalla fatiche dell'amore due settimane dopo.
A questo punto i giochi sembravano fatti, ma il medico disse che il fanciullino era molto debole e malaticcio, perciò il Re per essere più sicuro decise che aveva bisogno di un'altra moglie, e di un altro figlio maschio di riserva (non è che niente niente siamo risaliti a una lontana discendenza di Moratti?)
Così sposò la straniera Anna Di Clèves, che era brutta e protestante. Ma per quanto Enrico si sforzò di farsela piacere, la ragazza era proprio ripugnante, tanto che il matrimonio non fu consumato e venne annullato (ma và?) nel giro di pochi mesi.
Allora Enrico, che sarà stato pure un buon Re, ma non brillava certo per astuzia, pensò bene di impelagarsi di nuovo con la famiglia Bolena, sposando stavolta la cugina di Anna, la allora diciottenne Caterina Howard. E siccome buon sangue non mente, Caterina, non solo non diede a Enrico alcun erede maschio, ma fu accusata di avere una relazione con un cortigiano (che stavolta pare fosse vera).
Il Re, che ormai ci aveva fatto il callo, fece annullare anche questo matrimonio e l'adulterina venne giustiziata di lì a poco.
E siamo a cinque.
A questo punto Enrico si disse:"O la va o la spacca", e si giocò l'ultima carta, anche perchè ormai iniziava ad avere una certa età.
Così convolò a nozze con la ricca vedova Caterina Parr. Neanche a dirlo, i due ci provarono, ma di figli non ne arrivarono neanche stavolta.
Dopo alcuni anni, notevolmente sovrappeso e probabilmente malato di sifilide (cosa di cui non c'è da stupirsi), Enrico morì, lasciando tutto in eredità alla sesta e unica moglie valida.
I trono passò così in mano al bianchiccio Edoardo, a soli 9 anni. Il poveretto, dimostrando che i maschi della famiglia Ottavo non erano proprio fortunatissimi, morì a soli 16 anni, lasciando la corona prima a Maria, figlia di Caterina D'Aragona, e poi a Elisabetta Prima, figlia di Anna Bolena, la regina più famosa e longeva d'Inghilterra.
Insomma, Enrico Ottavo tanto ha detto, tanto ha fatto, che alla fine il trono è andato a una donna.
MORALE DELLA FAVOLA:
Chi troppo vuole, nulla stringe.
Tiè.
La storia per scelte di regia si ferma stasera con la scissione tra chiesa cattolica e anglicana, tralasciando tutte le avventure (e sfighe) matrimoniali che Enrico VIII avrà negli anni a seguire.
Pertanto vi "copioincollo" un mio post abbastanza recente che tratta a mò di favoletta e per intero proprio la fantastica biografia del monarca inglese.
Che, senza invenzioni nè artefici, a Ridge, Brooke e compagnia bella gli fà un baffo.
C'era una volta un Re. Non era bello, ma piaceva molto alle donne.
Il suo nome era Enrico Ottavo (Enrico di nome, Ottavo di cognome).
Quando aveva solo 18 anni suo padrè morì e lui si trovò a governare l'Inghilterra da solo in giovane età.
A questo punto, al nuovo Re serviva una Regina.
Fu così che per far restare tutto in famiglia, Enrico pensò bene di chiedere in sposa la vedova di suo fratello, Caterina D'Aragona, la quale dovette giurare di non aver mai avuto rapporti intimi con il precedente marito (Enrico era un tipo piuttosto permaloso).
La ragazza era spagnola, molto religiosa, ma anche lei non proprio bellissima.
Come si dice, Dio li fa e poi li accoppia.
Enrico e Caterina desideravano molto un figlio maschio, ma per quanto ci provassero e riprovassero, riuscirono solo ad avere una femminuccia, Maria, mentre altri sei bambini nacquero morti.
Quando Caterina divenne troppo vecchia per fare ancora figli, Enrico Ottavo iniziò a divertirsi con altre donne.
La prima fù la dama di corte Maria Bolena. Da questa ebbe un figlio che Enrico non riconobbe, così la ragazza e il bambino furono rispediti in campagna.
Ma siccome Enrico aveva bisogno di un maschio da far salire al trono quando lui sarebbe morto, era necessario che si sbarazzasse della povera Caterina e sposasse un'altra donna.
Decise che questa donna sarebbe stata la giovane e bella sorella di Maria, Anna Bolena.
Ora, il problema è che a quei tempi non esisteva il divorzio, men che meno per un Re, pertanto il furbo Enrico dovette trovare una scusa per far annullare il suo matrimonio.
Dapprima fece processare Caterina dicendo che aveva mentito e che aveva consumato il matrimonio con il fratello morto.
No, non la fece indagare per necrofilia; intendo dire che il matrimonio l'avevano consumato quando il fratello era ancora vivo, ma che poi è morto. Vabbè, continuiamo.
I giudici però la assolsero da questo reato, e allora, siccome Enrico era il Re e il Re può fare tutto quello che gli pare, decise di sposare Anna in segreto e di annullare il matrimonio con Caterina senza sè e senza ma, ricevendo per questo la scomunica dal Papa. E' proprio vero che un pelo di fica tira più di un carro di buoi (anche se il carro è guidato da Sua Santità).
Così, detto fatto, anche Caterina fà i bagagli e se ne và fuori città insieme alla figlioletta.
A questo punto il Re ha il via libera per iniziare a fare porcherie con Anna Bolena, che infatti presto rimane incinta (se non capite il nesso porcherie-gravidanza, andate su Wikipedia alla voce "Cicogna").
Come tutti saprete, nel Cinquecento non c'era l'ecografia, così i due sposi passarono 9 mesi sperando che si trattasse di un maschietto. E invece nacque Elisabetta Prima (Elisabetta di nome, Prima di cognome; sì, in teoria avrebbe dovuto chiamarsi Elisabetta Ottavo, ma il padre non le voleva tanto bene perchè era femmina e le cambiò cognome).
Allora la povera Anna dovette riprovarci ancora e ancora, ma ogni volta il bambino maschio nasceva morto.
A questo punto a Re Enrico arrivarono alcune segnalazioni (un pò come succede oggi a "Uomini e Donne"), che gli rivelarono che la moglie tra un parto e l'altro si trastullava con vari giovanotti, tra cui anche suo fratello. Pare però che le malelingue dicessero il falso e la donna si dichiarò sempre innocente. "Sono una donna, non sono una santa..ma neanche una zoccola", urlava dimenandosi per i corridoi del palazzo mentre la portavano in cella.
Ma ciò non servì a nulla perchè Enrico Ottavo, che oltre ad essere permaloso era pure molto irascibile, ce la ebbe a morte lei, e infatti le fece tagliare la testa con l'accusa di stegoneria, adulterio e incesto, ovviamente dopo aver annullato il loro matrimonio. Roba che in Italia sarebbe diventata la Regina di tutte riviste gossip.
Quello che si dice: essere nel posto sbagliato al momento sbagliato.
A questo punto Enrico, che già da tempo si intratteneva con la dama Jane Seymour, decise di sposarla il giorno dopo. E subito ci si mise d'impegno anche con lei.
E si impegnarono così tanto che finalmente nacque un bambino, Edoardo, ma la povera Jane morì stremata dalla fatiche dell'amore due settimane dopo.
A questo punto i giochi sembravano fatti, ma il medico disse che il fanciullino era molto debole e malaticcio, perciò il Re per essere più sicuro decise che aveva bisogno di un'altra moglie, e di un altro figlio maschio di riserva (non è che niente niente siamo risaliti a una lontana discendenza di Moratti?)
Così sposò la straniera Anna Di Clèves, che era brutta e protestante. Ma per quanto Enrico si sforzò di farsela piacere, la ragazza era proprio ripugnante, tanto che il matrimonio non fu consumato e venne annullato (ma và?) nel giro di pochi mesi.
Allora Enrico, che sarà stato pure un buon Re, ma non brillava certo per astuzia, pensò bene di impelagarsi di nuovo con la famiglia Bolena, sposando stavolta la cugina di Anna, la allora diciottenne Caterina Howard. E siccome buon sangue non mente, Caterina, non solo non diede a Enrico alcun erede maschio, ma fu accusata di avere una relazione con un cortigiano (che stavolta pare fosse vera).
Il Re, che ormai ci aveva fatto il callo, fece annullare anche questo matrimonio e l'adulterina venne giustiziata di lì a poco.
E siamo a cinque.
A questo punto Enrico si disse:"O la va o la spacca", e si giocò l'ultima carta, anche perchè ormai iniziava ad avere una certa età.
Così convolò a nozze con la ricca vedova Caterina Parr. Neanche a dirlo, i due ci provarono, ma di figli non ne arrivarono neanche stavolta.
Dopo alcuni anni, notevolmente sovrappeso e probabilmente malato di sifilide (cosa di cui non c'è da stupirsi), Enrico morì, lasciando tutto in eredità alla sesta e unica moglie valida.
I trono passò così in mano al bianchiccio Edoardo, a soli 9 anni. Il poveretto, dimostrando che i maschi della famiglia Ottavo non erano proprio fortunatissimi, morì a soli 16 anni, lasciando la corona prima a Maria, figlia di Caterina D'Aragona, e poi a Elisabetta Prima, figlia di Anna Bolena, la regina più famosa e longeva d'Inghilterra.
Insomma, Enrico Ottavo tanto ha detto, tanto ha fatto, che alla fine il trono è andato a una donna.
MORALE DELLA FAVOLA:
Chi troppo vuole, nulla stringe.
Tiè.
sabato 26 luglio 2008
Ylenia con la Y
Il titolo di questo blog non è dato certamente dal caso nè tantomeno da una mia fissazione malata.
Dovete sapere che il mio nome è un pò un cruccio sin da quando ero in fasce.
Molto grazioso per carità, ma insomma, ha dato i suoi problemi.
A parte che il parroco della chiesa di Santa Maria Maggiore inizialmente si rifiutò di battezzarmi perchè non c'era una santa con il mio nome.
Ma io dico, parroco caro, che problema ti creava?
Sono una neonata, non sono una santa.
Non avrei festeggiato l'onomastico? Avrei avuto una sfilza di auguri in meno?
Riposa pure con la coscienza tranquilla, sono sopravvissuta per 26 anni e credo che per i prossimi 100 avrò ben altro da fare che maledirti per non avermi dato un nome cattolico.
Insomma, quello che penso io è: meglio chiamarsi Ylenia e non avere un onomastico, che chiamarsi Assunta, Pasqualina o Addolorata. Senza offesa, eh.
Comunque, tutto bene quel che finisce bene, e alla fine come potete intuire per la faccenda del nome la spuntò mia madre.
Mamma-Parroco 1-0. Alleluja, Alleluja.
Ma fù con il passare degli anni che l'originalità del mio nome cominciò a creare i primi malintesi.
Il più memorabile fra tutti, e che ancora ricordo nitidamente nonostante avessi avuto circa 12 anni, è stato quando un mio piccolo spasimante delle medie decise di regalarmi un disegnino che aveva fatto appositamente per me.
Da brava femminuccia io già avevo sgamato che quella specie di mostricciattolo biondo che stava ritraendo ero io, ma feci finta di nulla, aspettando piena di orgoglio il momento in cui timoroso me lo avrebbe consegnato. Quanto ci piace farli crepare nell'incertezza!
Dopo un pò sento che mi bussa sulla spalla e mi fà: "Ylenia come si scrive?" e io, già rassegnata alla solita trafila, gli rispondo con sufficienza: "Con la Y".
Allorchè lui tutto premuroso si mette a scarabocchiare qualcosa sotto il disegno e me lo porge.
Io allungo la mano, gli sorrido (ma senza dargli troppa soddisfazione) e guardo il foglio.
Sotto all'obbrobbrio c'era scritto "Per Ylegna".
Ylegna. Un premio per l'inventiva al mio compagnetto delle medie.
Ovviamente, manco a dirlo, tra me è il nemico numero 1 della grammatica italiana non c'è mai stato nulla.
Ma proseguiamo.
Gli anni passano, dalle medie vado alle superiori, e gli errori si fanno sempre più vari: Ylenia scritto con la "I" nel registro di classe, professori che mi chiedono sempre la stessa cosa ("Ma scritto con la I o con la Ypsilon?") e supplenti convinti che mi chiami Anastasia Ylenia (confondendo il cognome con il nome).
Numerose anche le lezioni di alfabeto internazionale che impartivo al personale delle varie amministrazioni.
Infatti c'era anche chi, dovendo scrivere le mie generalità, al mio anticipare: "Ylenia, scritto con la Ypsilon" mi chiedeva: "Ma Ypsilon è la I greca o la I lunga?", intendendo per I greca la "Y" e per I lunga la "J".
Insomma, un'odissea senza fine.
Spesso il nome me lo scrivevo direttamente da sola che facevo prima.
Ma la creatività della gente non ha confini e talvolta le insidie si nascondevano anche dove pensavo di aver fatto tutto il possibile per non creare malintesi.
"Ylenia con la Ypsilon", dichiaravo io, pensando già di aver anticipato ogni domanda ed essere scampata da qualsiasi stramberia.
Poi andavo a ritirare il documento di turno e c'era scritto "Ilenya".
Eh no, cazzarola.
Fra un pò quando mi chiederanno come mi chiamo dirò direttamente: "Ylenia, con la I greca iniziale, la I normale in mezzo e senza gn".
Insomma cari miei, di aneddoti ce ne sarebbero infiniti, ma credo che questo basti come piccola spiegazione. Così, tanto per farvi capire in che razza di blog siete capitati.
Sembra il titolo di un trailer di Maccio Capatonda, eppure è solo il mio nome.
Non Francesca, nè Maria, nè Valentina.
Ylenia. Con la Y.
Dovete sapere che il mio nome è un pò un cruccio sin da quando ero in fasce.
Molto grazioso per carità, ma insomma, ha dato i suoi problemi.
A parte che il parroco della chiesa di Santa Maria Maggiore inizialmente si rifiutò di battezzarmi perchè non c'era una santa con il mio nome.
Ma io dico, parroco caro, che problema ti creava?
Sono una neonata, non sono una santa.
Non avrei festeggiato l'onomastico? Avrei avuto una sfilza di auguri in meno?
Riposa pure con la coscienza tranquilla, sono sopravvissuta per 26 anni e credo che per i prossimi 100 avrò ben altro da fare che maledirti per non avermi dato un nome cattolico.
Insomma, quello che penso io è: meglio chiamarsi Ylenia e non avere un onomastico, che chiamarsi Assunta, Pasqualina o Addolorata. Senza offesa, eh.
Comunque, tutto bene quel che finisce bene, e alla fine come potete intuire per la faccenda del nome la spuntò mia madre.
Mamma-Parroco 1-0. Alleluja, Alleluja.
Ma fù con il passare degli anni che l'originalità del mio nome cominciò a creare i primi malintesi.
Il più memorabile fra tutti, e che ancora ricordo nitidamente nonostante avessi avuto circa 12 anni, è stato quando un mio piccolo spasimante delle medie decise di regalarmi un disegnino che aveva fatto appositamente per me.
Da brava femminuccia io già avevo sgamato che quella specie di mostricciattolo biondo che stava ritraendo ero io, ma feci finta di nulla, aspettando piena di orgoglio il momento in cui timoroso me lo avrebbe consegnato. Quanto ci piace farli crepare nell'incertezza!
Dopo un pò sento che mi bussa sulla spalla e mi fà: "Ylenia come si scrive?" e io, già rassegnata alla solita trafila, gli rispondo con sufficienza: "Con la Y".
Allorchè lui tutto premuroso si mette a scarabocchiare qualcosa sotto il disegno e me lo porge.
Io allungo la mano, gli sorrido (ma senza dargli troppa soddisfazione) e guardo il foglio.
Sotto all'obbrobbrio c'era scritto "Per Ylegna".
Ylegna. Un premio per l'inventiva al mio compagnetto delle medie.
Ovviamente, manco a dirlo, tra me è il nemico numero 1 della grammatica italiana non c'è mai stato nulla.
Ma proseguiamo.
Gli anni passano, dalle medie vado alle superiori, e gli errori si fanno sempre più vari: Ylenia scritto con la "I" nel registro di classe, professori che mi chiedono sempre la stessa cosa ("Ma scritto con la I o con la Ypsilon?") e supplenti convinti che mi chiami Anastasia Ylenia (confondendo il cognome con il nome).
Numerose anche le lezioni di alfabeto internazionale che impartivo al personale delle varie amministrazioni.
Infatti c'era anche chi, dovendo scrivere le mie generalità, al mio anticipare: "Ylenia, scritto con la Ypsilon" mi chiedeva: "Ma Ypsilon è la I greca o la I lunga?", intendendo per I greca la "Y" e per I lunga la "J".
Insomma, un'odissea senza fine.
Spesso il nome me lo scrivevo direttamente da sola che facevo prima.
Ma la creatività della gente non ha confini e talvolta le insidie si nascondevano anche dove pensavo di aver fatto tutto il possibile per non creare malintesi.
"Ylenia con la Ypsilon", dichiaravo io, pensando già di aver anticipato ogni domanda ed essere scampata da qualsiasi stramberia.
Poi andavo a ritirare il documento di turno e c'era scritto "Ilenya".
Eh no, cazzarola.
Fra un pò quando mi chiederanno come mi chiamo dirò direttamente: "Ylenia, con la I greca iniziale, la I normale in mezzo e senza gn".
Insomma cari miei, di aneddoti ce ne sarebbero infiniti, ma credo che questo basti come piccola spiegazione. Così, tanto per farvi capire in che razza di blog siete capitati.
Sembra il titolo di un trailer di Maccio Capatonda, eppure è solo il mio nome.
Non Francesca, nè Maria, nè Valentina.
Ylenia. Con la Y.
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